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31/10/2016

Ognissanti tra Krapfen, galline e mendicanti

allerheiligen

È Ognissanti. Molti associano questa festività ad atmosfere fosche e a climi tardo autunnali. Forse le prime spruzzate di neve hanno già imbiancato gli angusti viottoli del cimitero e la fiammella della candela arde più forte per contrastare la luce crepuscolare e lasciare un segno: la fiamma ci dice che i cari defunti sono ancora nei nostri cuori e che il loro ricordo non si è spento; per la maggior parte delle persone è importante darne testimonianza nel giorno di Ognissanti.

Attenti alle scorribande dei “mendicanti poverelli”!

Sempre nello stesso periodo dell’anno, in alcune valli dell’Alto Adige ci si accinge a praticare anche altre usanze. Un giorno prima di Ognissanti, il 31 ottobre, mentre altrove si festeggia Halloween, i bambini della Val d’Ultimo si lanciano in una vera e propria spedizione di “accattonaggio”, bardati di cappello, traversa blu e zaino. Non intimano “dolcetto o scherzetto” sul portone di casa, ma vanno di porta in porta a elemosinare Krapfen dolci, recitando a memoria le strofe rimate delle loro lamentazioni. Non a caso la chiamano “Krapfenlottern”, l’elemosina dei Krapfen, un’antica usanza quasi dimenticata e ritornata in auge grazie alle giovani generazioni.

La signora Marlene Gamper della casa Grünfeld in Val d’Ultimo ricorda volentieri le strofe dei piccoli questuanti o “Lotterer”:

Mir kemmen ve Proveis,

über Schnea und Eis,

über Stial und Bänk

und sein grennt bis ze enk.

Muatterle, Voterle,

gebb ins a Krapfl,

mir sein an orms Lotterzapfl.

Gebb ins a Löffele voll Fill,

nor sein mer gschwing still,

oder an Pfonnefleck,

nor gian mir enk ve die Wänd aweck.

Giungiamo da Proves,

per neve e per ghiacci,

su segge e su pancacci

siam corsi sin da voi.

Mammetta, paparino,

donateci un Krapfen piccolino,

siam solo mendicanti poverelli.

Donateci di farcia un cucchiaino,

e subito ci taceremo,

o una frittella dalla padella,

e dalle vostre quattro mura ci toglieremo.

 

Gallina o coniglio?

Per certo di poltrire a letto non se ne parla proprio, ché l’indomani c’è la visita al cimitero. I bambini gioiscono dei regali che ricevono dai rispettivi padrini e madrine in occasione della festa di Ognissanti. In mezzo a nastri e pacchetti in alcuni comuni aggiungono ai doni anche una gustosa “Fochaz”, una tipica focaccia dolce lievitata a forma di coniglio o di gallina. Come vuole la tradizione, il coniglio andrà al figlioccio maschio e la gallina alla figlioccia femmina. L’usanza risale ai tempi della nonna, quando i santoli non avevano soldi per fare regali costosi e offrivano dolci ai propri figliocci, per dimostrare che con loro non avrebbero mai sofferto la fame.

Un periodo poco movimentato? Non è detto…

Anche il 2 novembre, il giorno dei morti, è all’insegna della commemorazione dei cari defunti. Nella cittadina di Glorenza, però, pare che se ne siano scordati, perché lì, quello stesso giorno, ha luogo il più grande mercato annuale dell’Alta Venosta, il “Sealamorkt”. I commercianti allestiscono i loro banchi dentro le mura cittadine e decantano vociando la loro mercanzia: prodotti artigianali, leccornie della tradizione e mille curiosità. Un tempo era un mercato di merci e bestiame, per approvvigionarsi prima dell’arrivo dell’inverno; oggi invece è un ritrovo per i venditori ambulanti, per chi è a caccia di occasioni e per la gente del posto. Insieme se la ridono allegramente bevendo una tazza di vin brulé in compagnia, nel tentativo di allietare questa fosca stagione.